«Oggi arriva il manoscritto, letto il quale, mi persuado che non c’è da far nulla altro che riscriverlo completamente da cima a fondo. Lüisin mi spinge a farlo. Di solito egli è il narcotizzatore dei miei rimorsi di coscienza. Anche iersera mi facevo dei rimproveri di non aver lavorato abbastanza. “Cosa vuoi fare? – mi disse sdegnato il Lüisín – Si sta lì seduti ad aspettare che cambi…”. Invece adesso insiste “Ma brüsa na bona vòlta al tò Tucidide, e fa quaicòss ch’al serva ai altar, Cristiani!”» (F. Sacchi, Diario 1943-1944 – Un fuoruscito a Locarno, a cura di R. Broggini, Lugano, 1987, pp. 184-185).