«Il momento clou di ogni giornata era la conversazione in tarda serata con Lilly. Io e i bambini più grandi la circondavamo nel suo locale che fungeva da soggiorno, sala da pranzo e ufficio. La conversazione scorreva liberamente, spaziando dalle varie esperienze quotidiane dei bambini alle domande sulla Casa, dai personaggi singolari del Borgo alla vita della comunità in generale, fino ai racconti del passato. Nel modo più naturale possibile, Lilly lasciava che ciascuno dei bambini parlasse della propria vita e, così facendo, sviluppasse i propri pensieri, le proprie prospettive e i propri obiettivi – oppure raccontasse i propri problemi e cercasse delle soluzioni. […] Lilly aveva un’inclinazione per la spiritualità, per vedere nella vita qualcosa di più della biologia, della psicologia e del successo personale. Non c’era forse qualcosa di più elevato nell’esistenza? Qualcosa che ancora non capivamo, ma che poteva essere più significativo? Ciò che contava soprattutto per Lilly era ciò che una persona faceva di buono nella vita. Non era forse anche questa saggezza? Grazie, Lilly, per aver donato alla mia giovane vita un po’ di calore, la ricerca di un significato più profondo, il tentativo di comprendere gli altri prima di criticarli e l’impegno, sempre umile, nel fare del bene» (Helmut Schwab, Guiding lights of my life, «Schwab-Stories»).