Gran parte dell’impegno «pubblico» di Luigi Rusca si conosce, per strano paradosso, dai quaderni del diario privato tenuto dal giornalista vicentino Filippo Sacchi, antifascista, espostosi alla caduta del fascismo e nominato per la lunga ostilità al regime, il 26 luglio 1943, direttore del «Pomeriggio» del «Corriere della Sera». Accolto in casa sua – dunque a lui noto certo per ruolo e schieramento, benché il dato mai sia esplicitato –, e «liberato» dal controllo militare, Sacchi ne tratteggia in fogli densi d’umorismo il tipo, il carattere, i pensieri più riposti. E, malgrado l’apparente distacco, qualche incitazione ad agire in concreto.
Esempio, l’implicazione di Sacchi stesso – ripiegatosi in letture senza esiti fattivi di classici latini e greci – nella raccolta di scritti, ideata da Ernesto Rossi ed Egidio Reale, profughi a Ginevra, della collana a sfondo storico, politico, educativo, cui aderiscono, inizialmente, Ernesto Carletti, Donato Donati, Luigi Einaudi, Piero Sacerdoti, Alessandro Levi e Fabio Luzzatto. Revisionati da Sacchi, radunati a Locarno nell’opuscolo Uomo e cittadino, distribuito in oltre 30.000 copie nei campi di prigionia di italiani in tutto il mondo, saranno il primo, più autentico veicolo di educazione democratica di massa dell’Italia postfascista.
Sacchi redige il diario nella sala di casa Rusca (Archivio privato Luciano Chiesa, Locarno).